Cosa cerchi, quando cerchi il senso della vita? Non è una domanda da filosofi annoiati, né un lusso per chi ha tempo. È la domanda che ti svegli la notte, che ti assale quando guardi i tuoi figli, che ti sorge spontanea davanti a un tramonto o a una perdita. È la domanda che ogni essere umano, prima o poi, è costretto a porsi. Eppure, viviamo in un'epoca che ci dice che possiamo farne a meno. La scienza ci promette risposte su tutto, ma sul perché stiamo al mondo tace. La filosofia moderna si perde in astruserie. La morale laica ci dà regole, ma non ci dice perché dovremmo seguirle. Lev Tolstoj, il gigante della letteratura russa, non era solo uno scrittore. Era un uomo che ha vissuto sulla propria pelle l'angoscia del nulla. Dopo il successo di Guerra e pace e Anna Karenina, cadde in una crisi esistenziale profonda. E da quella crisi nacque una riflessione filosofica che ancora oggi, a più di cent'anni di distanza, ha il potere di sconvolgere e illuminare. In Religione e morale (1893) - qui tradotto e curato nella sua versione filologica integrale - Tolstoj non si limita a ripetere dogmi o a sferzare il progresso. Smonta, con una lucidità impressionante, le tre grandi illusioni del suo tempo (e del nostro): L'illusione della scienza, che crede di poter rispondere alla domanda sul senso della vita limitandosi a studiare i fenomeni. L'illusione della morale senza fede, che cerca di insegnare il bene senza una radice che lo giustifichi. L'illusione del progresso sociale, che scambia l'evoluzione della società con un'evoluzione morale. La sua tesi è folgorante: la religione non è superstizione, né strumento di controllo, ma la relazione fondamentale che ogni individuo instaura con l'infinito. È da questa relazione - e solo da questa - che può nascere una morale autentica. E Tolstoj individua tre possibili relazioni, tre modi di stare al mondo: quello egoistico (il bene per sé), quello sociale (il bene per il gruppo) e quello divino (il servizio a una volontà superiore). Solo quest'ultimo, secondo lui, può dare un fondamento solido alla vita e alla morale. Perché leggere questo libro oggi? Perché il dibattito tra scienza e fede, tra etica laica e religione, è più vivo che mai. Perché ci siamo abituati a vivere senza una bussola, e ne sentiamo il peso. Perché Tolstoj non ti offre risposte facili, ma ti regala gli strumenti per trovarti le tue. Questa edizione, curata da Bruno Osimo, restituisce al lettore italiano il testo nella sua integrità filologica, con la traslitterazione scientifica dei termini russi e un apparato che rende accessibile anche al non specialista il pensiero di uno dei più grandi maestri di spiritualità laica e cristiana del XIX secolo. A chi è rivolto questo libro:
- A chi cerca un senso in un'epoca che sembra averlo smarrito.
- A chi è stanco delle risposte superficiali della self-help e vuole confrontarsi con un pensiero profondo e rigoroso.
- A chi crede che la morale non possa essere ridotta a un contratto sociale, ma abbia bisogno di una radice.
- A chi ama Tolstoj scrittore e vuole scoprire Tolstoj pensatore.
- A chi è credente e vuole approfondire il rapporto tra fede e azione.
- A chi è non credente e vuole capire perché la religione, per secoli, ha dato senso a milioni di vite.
Non è un saggio per specialisti. È un libro per esseri umani che si interrogano. Tolstoj non ti parlerà dall'alto di una cattedra. Ti parlerà come a un amico, con la stessa urgenza con cui, dopo un pranzo, si confida il proprio tormento. E forse, alla fine, ti lascerà con una domanda più grande di quella con cui eri partito. Ma è proprio quella domanda, più grande, che ti farà sentire meno solo. Acquista Il senso della vita e inizia il viaggio più importante: quello verso te stesso. Nota sull'edizione: Questa traduzione dal russo, curata da Nicolas Grecchi e Bruno Osimo, segue la norma ISO 9 per la traslitterazione e restituisce fedelmente il testo del 1893, con le varianti filologiche che permettono di apprezzare la genesi del pensiero tolstojano. Mi avete chiesto: 1. Cosa intenda con la parola «religione» e 2. Se io consideri possibile che la morale sia indipendente dalla religione per come la intendo. Cercherò di rispondere a queste domande estremamente importanti e ben poste nel modo più efficace possibile. Alla parola «religione» sono solitamente attribuiti tre significati diversi. Il primo vede la religione come una rivelazione di verità data da una divinità alle persone e una conseguente venerazione della divinità. Tale significato è attribuito alla religione dalle persone che credono in una qualsiasi delle religioni esistenti e che quindi considerano questa religione vera. Il secondo significato attribuito alla religione è quello secondo cui questa è un corpo di norme superstiziose stabilite e una conseguente venerazione superstiziosa della divinità. Tale significato è attribuito alla religione da persone non credenti in generale o che non credono nella religione di cui danno la definizione. Il terzo significato attribuito alla religione la definisce come un corpo di norme e leggi inventate da persone intelligenti che sono necessarie alle rozze masse popolari sia per confortarle, sia per contenere e controllare le loro passioni. Tale significato è attribuito alla religione da persone che sono indifferenti alla religione in quanto tale, ma che la considerano un utile strumento di governo.